
Il nome dell’isola è dubbio; c’è chi dice derivi dagli asini bianchi che la abitano, chi invece sostiene che “Asinara” provenga dal latino “Sinuaria”, così chiamata dai romani per il gran numero di approdi presenti sull’isola.
L’Asinara è una perla incastonata nel blu del Mediterraneo. Seconda isola della Sardegna per estensione dopo Sant’Antioco, è disabitata dal 1885 quando gli abitanti furono costretti a trasferirsi a Stintino e in altre zone del sassarese. Da allora venne adibita a carcere di massima sicurezza, ormai in disuso dal 1977, e ad area di quarantena per i malati di colera.
L’isola, di 52 chilometri quadrati, è sede dal 1997 dell’omonimo Parco Nazionale. È possibile visitare l’isola rivolgendosi ad alcune agenzie turistiche di Stintino e Porto Torres.
Sull’isola è possibile muoversi in autobus, a piedi o in bicicletta o partecipare a un’escursione in fuoristrada. La parte occidentale è aspra e selvaggia, con coste a strapiombo sul mare, mentre la parte orientale è più dolce e ricca di spiagge.
Alcune zone dell’isola sono vietate ai turisti, come la spiaggia di Cala Sant’Andrea, dove si riproducono le tartarughe.

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